sabato, 10 maggio 2008
Sono un bel po' di giorni che non posto più nulla sul blog, ma non sono stata in letargo.
Anzi, ho sperimentato.

Dopo svariati tentativi SEMBRA che mi sia riuscita la pasta acida, il lievito naturale, tanto per intenderci.
Dico SEMBRA e, per ora, non posto alcun suggerimento, perchè in questo momento si sta effettuando la priva del NOVE.

Ho fatto il pane e sta lievitando. O così dovrebbe essere.
Spero.

Ammetto che la pasta acida non sostituisce la comodità del cubetto di lievito di birra e via, anzi, semmai complica e non poco la vita.

Però, il sapore è tutta un'altra cosa, lo garantisco.
E non sole. Anche la digeribilità del prodotto è tutta un'altra cosa!
 
La livitazione col lievito di birra (Dio lo benedica sempre, comunque), è molto, troppo rapida, e questo può creare problemi di digestione.
E poi... mi era preso 'sto trip e quindi... grembiulone indossato (io ne ho uno troppo bello, con gli orsetti in rilievo, che mi ha regalato la mia cuginetta Betti)... mani in pasta e via.

Il fatto è che, almeno per me, il pane fatto in casa (livito di birra o no), non è solo una questione di sapore, risparmio (e c'è rispario, lo posso garantire, anche utilizzando la macchina per il pane), ma anche un recuperare tempi un po' più autentici.

Il tempo delle cose, come è sempre stato.

Difficile per me che, nata nel '71, il pane fatto in casa era un qualcosa legato alle vacanze in montagna, quado la nonna Rina, acceso il forno a legna del paese, quello del "Bragolo", infornava splendide e profumatissime pagnotte.

Del pane io ho il ridordo del profumo della michetta al mattino, quando col grembiule bianco, andavo a scuola (le elementari, tanto per intederci).

Il pane? e' sempre stato un qualcosa da acquistare, dal panettiere, ovviamente.

E' stato uno dei miei primi prodotti d'acquisto. Mia mamma mi dava i soldi e io comperavo il pane, riportando il resto a casa.

Poi a merenda... michetta con la marmellata o il gorgonzola (io  lo chiamavo gongo-rzola).

Ma anche allora, differenti rispetto ad adesso, c'erano dei tempi: al mattino si acquistava le michette che venivano mangiate e consumate nel corso della giornata.

Al limite avanzava una michetta che papà, la mattina successiva, mangiava col latte.

Il giorno dopo... lo stesso risto: acquisto, consumo.

Non esistevano i supermercati col pane avvolto in pellicole trasparenti, che non profuma, e diciamocelo!!!

O al baguette precotta che, trascorse poche ore, può essere utilizzatata come clava.

E non esisteva neppurew il rito del CONGELO IL PANE, SCONGELO IL PANE AL MICRONDE, magari a distanza di due settimane.

Il pane era qualcosa di quiìotidiano... un po' come il versetto del "Padre nostro": "Dacci oggi il pane QUOTIDIANO", cioè di tutti i giorni.

Adesso NO.

Farlo in casa, lavorarlo con le mani, conservarlo in un cestino (quindi per un tempo limitato), affettarlo, percepirne l'aroma, sì, il profumino del pane che sviluppa l'acquolina in bocca, tostarlo, cospargelo di marmellata, quella che la mia mamma confeziona in casa.... INIZIARE LA GIORNATA CON GESTI CHE RICHIEDONO DEL TEMPO.

Il tempo delle cose.

Perchè ogni cosa ha un suo tempo.

E ora come ora, la sensazione è quella che si sia persa la consapevolezza del tempo delle cose, ergo, deell'attesa.

L'attesa, vista come qualcosa di negativo, una perdita di tempo, perchè c'è da correre, da produrre (cosa poi, visto che di finito noi non vediamo nulla e poi produrre... comperiamo già tutto fatto)....

E' bellissimo attendere il pane.

Attendere che lieviti e poi infornarlo.

E poi di nuovo attendere che cuocia, mentre. a poco a poco, prima la cucina, poi la casa tutta, si riempie del suo inconfondibile profumo, quello che chiamo il profumo dell'indispensabile.

Anche con la macchina per fare il pane, non si creda.

Certo, non c'è il pacere del contatto delle mani con la farina, l'acqua... che a poco a poco creano la loro straodinaria alchimia, si fondono e divetano un tutt'uno.

Non c'è l'attesa della lievitazione: l'occhio indiscreto e impaziente che sbircia sotto il tovagliolo per vedere a che punto si è. E l'attesa somiglia tanto alla gravidanza, quando si aspetta che, in pancia, il bimbo cresca.

E poi il forno....

Ma il profumo è il medesimo. Lo giuro.

E la sorpresa e la gioia, quando lo si estrare dalla macchina del pane sono simili alle emozioni provate quando si sforna.

Per non farmi mancare nulla... io faccio entrambi.

PROMESSO: se il livito naturale funziona, posto la ricetta.

Parola di donna Tinuzza.
postato da: irisnyx alle ore 14:26 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1    16 Maggio 2008 - 15:58
 
Bellissimo Tì, grazie. E non faccio altri commenti per non interromepre la magia dell'atmosfera che hai evocato così bene.
utente anonimo

#2    17 Maggio 2008 - 14:42
 
Ti ringrazio.
Ho postato anche la ricetta della pasta madre.
Se ti va... provala e attendi il tempo del pane
utente anonimo

Commenti
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categoria:diario