sabato, 19 aprile 2008
GNOCCHETTI GAMBERI E LENTICCHIE
di zia Tinuzza

Nelle retrovie c'è chi mi sta suggerendo di postare una ricetta cucinata giusto ieri.
Pare abbia riscosso successo e, siccome, ne vado molto fiera perchè è una mia invenzione (almeno credo), mentre lo scrivo mi emoziono quasi... eccola
PS: per le quantità, non abbiatevene a male, ma ... io vado a occhio!!!

INGREDIENTI

GNOCCHETTI:
  • Farina di semola
  • acqua
SUGO

  • CODE DI GAMBERI (fraeschi)
  • LENTICCHIE (la prima volta ho usato quelle di Linosa, ora, non avendole a disposizione ed essendo assai difficile rintracciarle, ho usato quelle di castelluccio)
  • PASSATA DI POMODORI
  • AGLIO
  • BASILICO
PROCEDIAMO

Allora... per fare gli gnocchetti... mescolate la farina con l'acqua, in modo da ottenere un impasto piuttosto consostente.
Poi fate dei salsicciotti, come quelli che si fanno per gli gnocchi di patate, tagliate dei cubotti più o meno dette stesse dimensioni e scavateli o con i rebbi della forchetta o con quelle assicelle che vendono appositamente per realizzare gli gnocchi.

Il sugo:
  1. faccio rosolare le lenticchie con un spicchio d'aglio tritato, poi aggiungo il sale e l'acqua e le faccio asciugare fino a quando non saranno cotte. Di acqua non tantissiuma, al limite, se si stanno asciugando ma non sono ancora cotte... bè, aggiungetene
  2. Lavo i gamberi, li asciugo e li faccio rosolare in padella con un spicchio d'aglio, poi aggiungo il pomodoro, aggiusto di sale e. a metà cottura, una bella manciatina di basilico.
  3. Cotte le lenticchie, le unisco al sugo con i gamberi e li faccio cuocere per qualche minuto insieme, in modo che i sapori si amalgamino.
  4. Cuocio la pasta, la scolo, la butto in padella, la faccio saltare, 1, 2, 3, IL PIATTO è PRONTO
NB: come vino io ho scelto un MARZEMINO.
Lo so che il luogo comune vuole che a pesce si abbini vino bianco.
A parte il fatto che non è o'vero!!! Ci sono fior fior di rossi che con il pesce vanno che è un incanto
E poi... in questo caso abbiamo anche un prodotto della terra... dal sapore deciso... la lenticchiaaaa!
A voi la scelta

Pace e bene a tutti
La vostra Donna Tinuzza Degli Antoci da Baggio
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categoria:diario
sabato, 19 aprile 2008
Ieri sera ho conosciuto la mia amica di formaggio.
Sì, se è vero che c'è la penfriend, e un po taxmax lo è, c'è anche chi, come me, comdivide la curiosità casearia.
Cara taxmax, benvenuta nel magio mondo della cagliata.
Riprendendo il discorso di ieri sera...
in farmacia il caglio lo vendono eccome, ma... in quantità industriali: o un litro o un chilo.
A parte che, secondo me, meglio il caglio in gocce, lo si regola meglio, ma... un litro?
Un litro?
Bastano 10 gocce per ogni litro di latte, più o meno!
Comunque... adesso vado di fretta, ma prossimamente posto le ricette che ho trovato per fare il primo sale e la ricotta.
Volevo deliziarmi anche con un primo sale di capretta, ma... dove cavolo si acquista il latte di capra fresco?
Lalu mi ha suggerito di iscrivermi all'iniziativa"Adotta anche tu una capretta": pare l'abbia lanciata Pecoraro (ha ha... capre, pecore... sempre ovini sono) per raccogliere fondi da utilizzare per le prossime elezioni.
Adotti una capra, contribuisci a mantenere pulito il giardino e non solo (occhio alle cacchine... non sono olive!!!), hai latte fresco tutti i giorni e poi contribuisci a mantenere in vita i politici in via d'estinzione.
Però, non sarebbe male.
Quasi quasi vendo questa proposta a Pecoraro e alla Sinistra Arcobaleno.
Sì, la vendo, avete capito bene, devo fare dei soldi per comprare altro occorrente per caseificare.
A ciascuno il suo!
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categoria:diario
martedì, 15 aprile 2008
Siamo tutti qui, e tutti insieme vogliamo vedere Berlusconi show!!!
Si sapeva, perchè tanto stupore.
Forse perchè, anche se sai benissimo dove finirà il carciofo, quando giunge al "terminal", fa un male boia ugualmente.
Siamo un paese di destra.
Di più, siamo un paese di destra che NON HA PIU' UNA SINISTRA.
Pesante.
Pericoloso.
UNa novità?
In realtà mica tanto: E' da un po' che mi sento orfana della sinistra.
Abbandonata a convinzioni che, talvolta, ho pensato fossero solo il frutto del mio cervello.
E' andata così. Ora a poco serve stare a recriminare sui se e sui ma.
Non è così che si fa la storia, e non è certo così che si va avanti.
Le responsabilità? Un po' di tutti.
Non mi sento così masochista da dire: e colpa nostra.
Non mi sento neppure così innocentista da urlare al crucifige solo per coloro che erano seduti sulle poltronissime.
Credo che parte della nostra responsabilità risieda nell'aver creduto che uno stipendio e un gruzzoletto in banca (ma dove?) potessero metterci al riparo dalle vacche grasse.
La filosofia del "lavoro e pago qualcuno al posto mio che.... cucia, lavi, stiri, cucini, imbianchi, faccia i buchi nei muri, lavi l'auto, faccia il pane, si occupi dei miei risparmi...
In pratica: abbiamo delegato la nostra vita a qualcun'altro.
A qualcuno che non necessariamente è il politico.
Abbiamo rinunciato a metterci in gioco, anche nelle più piccole cose, perchè... troppo sbattimento
La nostra è la generazione del ma chi me lo fa fare.
Pur di non rinunciare all'agio, anche il più stupido, abbiamo accettato di diventare dipendenti da tutto e da tutti.
Ma non è giusto parlare in modo generalizzato.
Chi sono io per sapere cosa vuole o ha voluto il mio vicino di casa. Presunzione e delirio da influenza.
Ridimensiono il tiro.
Ho permesso che ci fosse sempre qualcuno, estraneo, che si occupasse di me, convinta che una laurea e unn posto fisso potessero mettermi al riparo dai momenti di crisi.
Studio, lavoro, guadagno, pago qualcuno che al posto mio cucini, cucia i bottoni e gli orli, si occupi di farmi trovare presso il negoziate sotto casa frutta, latte, verdura, carne.
Ma la comodità costa!!! Mi sono sentita urlare da più parte. Ecchisene, come direbbe il mio alunno prediletto Thomas.
Io lavoro, faccio l'insegnante, mica... l'imbianchino, la sarta, la panettiera, la fruttarola, la pizzaiola, la pescivendola...
A ciascuno il suo.
e non l'ho neppure detto io. L'ha detto qualcuno di molto più autorevole di me.
Quindi, da che mondo è mondo, che ognuno si occupasse del proprio orto, che è già di molto che si faccia bene il proprio lavoro.
Così, a poco a poco sono diventata schiava della mia stessa valagloria.
E qiondi non so cucire: se devo fare l'orlo ai pantaloni o mi rivolgo a mia mamma, santa donna, o ad una sarta che, uno a trivarne che facciano gli orli, mi pela.
Il pollo... non vado dal contadino a comprarlo: no, vado al supermercato sotto casa. Così lo trovo già pulito nella sua sterile confezioncina. Sì, vacci tu fin là, dal contadino. Io sono stanca.  E poi, io non lo pulisco: mica sono un augure che deve infialare le mani nelle viscere degli animali.
e così di seguito.
Una prima svolta l'ho avuta a settembre tornata dalla Sicilia.
Il raffronto sul prezzo del pane mi ha fatto, in un primo momento incazzare e poi mi sono indignata.
Così, visto che avevo in casa la macchina per fare il pane, ho ripreso a prepare da sola il pane, con costanza. Ora sono mesi che non lo compro.
Mi cucino il pane che voglio, risparmio e mi sento un po' più in pace con me stessa.
La seconda botta di incazzatura mi è venuta vedendo la puntata di Report di domenica scorsa (13 aprile).
Mi sono sentita complice di un sistema che non ha rispetto nè per gli uomini nè per l'ambiente e mi sono domandata perchè certe domande non me le sono mai posta prima.
Tipo: quanto incide l'imballaggio sul costo del prodotto. Quanto inquina, dove va a finire...
O la carne: cosa significa per la salute dell'uomo e per l'ambiente avere un'alimentazione basata soprattutto sul consumo di proteine animali.
Ma quante ce ne hanno fatte credere.
Ma a quante abbiamo voluto credere per... comodità.
La comodità de il pranzo è servito, pronto, rapido e senza sbattimenti.
Ho ripensato alloroa alla vita non solo dei miei genitori, ma a quella dei miei nonni, a come, nella loro povertà e mancanza di mezzi, fossero comunque più liberi e meno schiavi di un sistema che schiaccia chi decide di farsi schiacciare.
I miei nonni e i miei genitori non hanno potuto studiare: non c'erano mezzi, mancavano i picciuli come diceva mia nonna sicula.
Sono stati però in grado di uscire dalle macerie della guerra, risollevarsi e lasciare a me anche dei beni, come la casa di nonna Rina, che mi ha consentito di acquistare la mia.
Erano altri tempi?
No, non credo. Erano altre persone, questo sì.
Stanche non si sedevano aspettando di pagare qualcuno perchè rendesse loro questo o quel servigio.
Non potevano permetterselo e, anche permettendoselo, non faceva parte della loro mentalità contadina per cui ognuno deve riuscire, il più possibile, a non dipendere dal lavoro dell'altro.
Ci si ingegnava.
Ci si metteva in gioco.
Io penso che a me sia mancato, fin'ora, questa consapevolezza: più dipendi da qualcuno per la tua sopravvivenza e più rischi di perdere la tua libertà.
Tanti discorsi, ma in realtà il mio pensiero è stato ben più semplice.
Io amo leggere, ma, lo so sono viziata, per me leggere è anche possedere fisicamente il libro.
quindi è più corretto dire amo leggere e comperare libri. e i libri costano. Tanto.
Amo ascoltare musica e i concerti e CD costano, tanto.
Amo andare al cinema e a teatro e anche loro sono molto dispendiosi.
Amo molto anche le mostre di pittura, disegni e fotografia: provate ad entrare in un museo! Vi pelano.
Amo anche cenare al ristorante con gli amici, degustare del buon cino e del buon vino. E costa, costa tanto.
In tutto questo, io sono un'insegnante di scuola media e il mio stipendio è basso e non mi consente di fare tutto questo.
Quindi, nel mio piccolo, ho cercato di rendermi più indipendente possibile in alcuni ambiti.
Per ora mi è riuscito solo quello culinario.
Sto cercando di mettermi in hioco anche in altri settori.
E' un modo stupido di fare politica, probabilmente, ma non so fare altro. Almeno per adesso.
L'unica arma che ho è, oltre al voto, quella di operare delle scelte, anche piccole e banali, come se acquistare o meno il pane, dove comperare il latte, che detersivo usare (lo sottolineo per ricordarmi, dopo una cosa).
E' l'unica cosa che posso e so fare.
Detersivo.... La COOP sei tu.... ma per ora io non ho ancora visto i detersivi alla spina, nè il latte alla spina.
Pensavo di andare alla COOP La Torre e iniziare a spaccare i maroni per averli.
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categoria:diario
sabato, 12 aprile 2008
Ci sono giorni in cui mi domando: ma perchè non te ne sei stata in casa, al calduccio, un bel libro, un po' di buona musica, magari un biccheruccio di vino...
Ti saresti forse evitata in ordine:
  • La raucedine
  • Il mal di schiena
  • la maleducazione di alcune persone
Ora, ammesso e non concesso che le prime due... sarà l'età, sarà il fato (la sfiga, tanto per intenderci. Così nessuno mi può dire che sono snob e me la tiro. Oh, gente, anch'io parlo normale!!), me le sarei beccate ugualmente, ma la terza... credo, no, ne sono convinta, me la sarei evitata.

Queste sono però riflessioni a posteriori, quando i fattacci sono ormai belli e accaduti.
Ieri sera ero contenta e abbastanza soddisfatta, nonostante l'emergente raucedine.

Era il compleanno di Lucia... avevo cucinato la torta cioccolatino (la ricetta l'ho postata!!!), andavamo a mangiare ALLA GRANDE, un'osteria vecchia Milano che raccomando a tutti (Via delle Forze Armate 405, tel 0248911166, nel cuore della vecchia Baggio)... Cosa mai poteva andare storto?
Previsione compagnia: gradevole senza rischio di urto alcuno...
Ma CAZZO!!! Allora dico, anzi, urlo (solo per iscritto, visto che di voce, ahimè...)

Premetto: non pretendo di essere simpatica a tutti. Neppure in adolescenza ho mai avuto la sindrome del "voglio piacere a tutti a tutti i costi", tant'è che spesso l'appellativo di "acida" (secondo me anche stronza, insomma, stronza acida) me lo sono beccata una casino di volte.

Men che meno me ne cale adesso (ho scritto me ne cale, e ne vado fiera, uffa uffa).

Ma da qui a essere trattata dall'alto in basso ogni volta che apro bocca... bè, ne passa.
Forse sto esagerando, anzi sto volutamente enfatizzando.

Non è che tutte le volte che esco e saluto qualcuno, questo qualcuno mi sputa in un occhio. No, certamente.
Tanto meno molti amici e conoscenti. Oddio... molti, restringiamo il campo, visti gli ultimi episodi, diciamo la maggior parte.

Non nego di poter risultare sgradevole talvolta. Mi si dice che non ho peli sulla lingua. Cazzarola, contando che, da buona terrona, ne ho tanti distribuiti sul corpo, la natura, NOVERCA, è però stata magnanima in questo caso!
Dico quello che penso, a volte, quello che penso è gradito, a volte no. Mi pare normale.

Ho imparato con gli anni che, però, non si può dire sempre tutto a tutti, o meglio si può dire, ma magari, invece di affondare la lancia, gli si dà un tocco di fioretto.

L'esperienza, più che l'acume, mi ha insegnato anche che sangue da una rapa non se ne cava, quindi, con alcune persone, dopo aver spiegato e la rava e la fava, magari più volte, rinuncio. Raccolgo lo scudo e me ne torno a casa, rassegnata, più che delusa.

Prima non ero così: ero uno schiacciasassi, un Don Chichotte in gonnella (Non è vero, portavo quasi sempre i pantaloni) e quindi, via discorsi e discorsi e discorsi... Allora però non mi spariva la voce. L'età.

Quindi, senza tanto dilungarmi, adesso me ne sto abbastanza "schiscia", come si dice da queste parti.
A quanto pare non basta.
Forse per alcune persone doveri proprio sparire o limitarmi a fare da spettatrice, senza fiatare.

Torniamo a ieri sera.

A tavola, tra una portata e l'altra, sarà capitato a tutti, Montalbano escluso, di scmabiarsi due parole, magari qualche frasi di circostanza, convenevoli del tipo, Ah, sì, ti trovo bene... Hai tagliato i capelli cara?... Cose di questo tipo.
Se la conoscenza non è delle più approfondite, il discorso può vertere su, che ne so che lavoro fai?
Io mi aspetto una risposta normale, del tipo faccio questo, faccio quest'altro.
Nella peggiore delle ipotesi, se il mio interlocutore non è proprio soddisfatto di ciò che fa per campare, magari un guarda, spacco i sassi con la fronte, spero però al più presto di cambiare lavoro, perchè...
Ma non faccio **** e Poi con tono quasi di rimprovero: utile vero?
Quasi che sia stato tu a chiosare la frase con un giudizio di merito.
A parte il fatto che, utile o no, se piace a te o se non ti piace ma ti dà da campare, a me sai quanto cazzo me ne può fregare.
E poi, non ho mai redatto la classifica de I lavori più stronzi e i lavori più fighi
Quindi, per quanto m'importa, per me chiunque può fare qualsiasi cosa, purchè non danneggi gli altri e poi... se si sente realizzato, o semplicemente è strapagato per spaccare noci di cocco con i testicoli...
Ma di essere trattata da SNOB, proprio no.

E siccome questa persona è già stata tanto carina da darmi della snob perchè non festeggio l'8marzo...
Allora, una volta passi, ma siccome due indizi, spoesso fanno una prova e come dice la mia amica Francamminchia, a pensar male si farà peccato ma ci si azzecca spesso...
ne ho dedotto che probabilmente le sto sui maroni e che, effettivamente mi considera SNOB.

E siccome, giusto per non farci mancare nulla, durante una discussione intorno ad uno spettacolo teatrale mi sono permessa di esprimere un mio parere, facendo un paragone con alcuni dipindi di Shiele, e mi è stato rimarcato che lei non è tanto acculturata, con un tono che lasciava intendere tiratela meno...
ho pensato di postare la definizione di SNOB.

Snob

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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Snob è un termine che viene utilizzato per identificare una categoria di persone che imitano i modi ed il modo di vivere di classi sociali superiori, atteggiandosi in maniera raffinata e altezzosa. Per estensione il termine è utilizzato per identificare una classe di persone, anche di rango elevato, che ostentano altezzosità o disprezzo verso le classi o i gruppi di persone che considerano inferiori o plebee. Nella storia gli snob venivano identificati come coloro che, pur non avendo titolo nobiliare, stavano a stretto contatto con l'aristocrazia del tempo.

Etimologia [modifica]

Sembra che l'origine del termine snob derivi da un'antica procedura di registrazione degli studenti dell'Università di Oxford: i funzionari dell'istituto pare che apportassero, in calce all'iscrizione di studenti "non di sangue blu", una nota che recitava sine nobilitate (dal latino senza nobiltà, ovvero senza titoli nobiliari). Un'altra etimologia della parola sembra derivare da un dialetto inglese in cui "snob" significa "ciabattino" e che appunto gli studenti dell'università di Oxford lo utilizzassero per intendere una persona fuori posto.


E aggiungo un bel VAFFA.

Per chi non lo sapesse, fa parte del linguaggio triviale!!!

Preci per tutti

Donna Tinuzza Degli Antoci da Baggio

postato da: irisnyx alle ore 17:54 | Permalink | commenti | popup-commenti
categoria:diario
sabato, 05 aprile 2008
Da quando laLu mi ha convertito alla religione del sushi... non faccio altro che perseguire il vano sogno di diventare una brava giapponesina.
Prima ho tentato di tirarmi un po' gli occhi, un po' perchè fa molto japan, un po' perchè si tirano anche le zampette (E' più vera la seconda).
Poi non faccio altro che bere the verde, molto molto ristorante giapponese e, soprattutto, qualcuno mi ha detto che abbassa il colesterolo e combatte contro i radicali liberi.
Me le vedo: centinai, anzi, migliaia di foglioline verdi verdi di the che, come tanti samurai, con la loro katana sguainata, uccidono i radicali liberi all'urlo di BANZAIIIII !!!!!!
E  poi tutte quelle piccole teiere, i bicchieri, i piattini, di ogni dimesione: piccoli, grandi, più piccoli, più grandi, quadrati, rettangolari, romboidali....
Sto riempiendo la casa di cazzate, per farla breve.
Oggi sono andata in un altro dei miei paradisi, l'Ikea, per comperare la scrivania da mettere nello studio. Apro una piccola parentesi per lanciare un appello:
A voi, che di certo avete un cuore sensibile e sempre desto al richiamo d'aiuto del pro0ssimo, io chiedo: non verreste mica a darci una mano con sto catafalco, ne? In cambio offro torta e preci.
Torniamo a noi: lo scopo della scampagnata svedese era l'acquito della scrivania.
Ma il percorso è traditore, si sa.
Per giungere al reparto ufficio si passa attraverso sentieri irti di ostacoli e tranelli: seggioline, poltroncine multicolor, puf (si scrive così?) ricoperti da un manto in simil pelo di vacca, pezzato, per intenderci.
Librerie, scatole e scatoline e poi... posate, bicchieri, piatti, sottopiatti e tazze, tante, tante tantissime tazze che ti guardanom ti scutano da ognidove. Le senti, mute, nei loro scaffali, ben allineate, ordinate secondo un crescenre cromatico: bianco, beige, marroncino, nero, grigio scuro, grigio chiaro, arancione, rosso, rosso fuoco. e tu avvampi, arsa dalla cupidigia di possederle tutte in casa tua, così, in quegli stessi colori: un colore per ogni umore, un colore per ogni giorno della settimana, un colore per ogni stagione...
Come fare passare oltre senza curarsi di loro?
Una mano sfugge al controllo e come richiamata da forze oscure si aggrappa con ostinata disperazione ad una tazza, che proprio tazza non è: un bicchiere, nero. Un bicchiere nero in ceramica, un ricordo.
Dove, dove ti ho già veduto? Al ristorante giapponese. Eri lì, accanto ad un piatto di suchi e lo accopagnavi.
Il ratto e fulmineo e i bicchieri (2) sono già nel carrello. E il sogno ricomincia... the verde, un kimono e karate kid in sottofondo. E io, come una menade danzante, intrappolata dal mio demone, danzo per le corsie dell'Ikea: metti la cera, togli la cera, metti la cera togli la cera, metti la...
Dimentica di chi sono e della vettura che lì mi ha condotta, sto per aggradire una vecchietta che stava salendo sulla sua PANDA, convinta che quella sia la mia di Panda:
Lo scatto è quasi felino (Lu, ho detto quasi... eh? Apprezza la sincerità!).
Urlo ad Alessio:"Cosa fai, o tu, non vedi che quella donna si sta fottendo la nostra automobile?".
Alessio mi guarda sbigottito, mi intima di fermarmi e poi si accascia, sganasciandosi dalle risate.
Mi guarda e tra le lacrime sospira:"Siamo venuti con la Punto, Marti, fermati e non peccare più".
Parola di Donna Tinuzza
postato da: irisnyx alle ore 12:22 | Permalink | commenti (2) | popup-commenti (2)
categoria:diario