martedì, 29 luglio 2008
Un saluto a tutti da Donna Tinuzza.
Domani partirò per le vacanze, in un luogo ameno, il mio luogo non luogo, dove non c'è connessione alla rte.
Dove mi aspettano tante letture
quiete (si spera)
sole (si spera)
e nuove sperimentazioni culinarie.
Proposito per il nuovo anno scolastico:
- AGGIORNARE CON MAGGIORE REGOLARITA' IL BLOG
- POSTARE TUTTE LE RICETTE CUCINATE (lo ammetto, mom è che tutte le volte che cucino qualcosina di succulento poi scrivo ...... lo so lo so, non si fa, ma è che SONO PIGRAAAA)
Un bacio a tutti
Donna Tinuzza
PS: cara amica di formaggio in questa pausa agostana mi cimenterò con nuove tipologie di formaggio.
Poi comunico, giuro.
sabato, 12 luglio 2008
Secondo la legge universale della fisica di zia Tinuzza da Baggio gli stronzi galleggiano sempre.
Non è un pregiudizio, giuro?
Piuttosto definirei la mia affermazione come un'acuta osservazione, sperimentata sul campo nel corso degli anni e poi postulata.
Quindi... gli stronzi galleggiano sempre.
E' una sorta di ipse dixit che va bene per tutte le tagioni, supera i contrasti politici, religiosi e persino economici: gli stronzi galleggianti li trovi all'interno di qualsiasi fascia d'età, etnia, religione e... dal punto di vista olfattivo e cromatico si somigliano tutti: sono neri come la pece e PUZZANO.
Puzzano di marcio e stantio, anche se, purtoppo, non sono soggetti alla decomposizione.
Chi sono gli stronzi che galleggiano sempre?
Dicesi stronzo sempiternamente galleggiante colui/colei (il sesso... men che meno fa la differenza!) che, profittando della buona fede e/o della buona educazione del prossimo (nel senso che all'altro mamma e papà, rovinandolo in eterno, hanno insegnato che è brutto fanculizzare ex abrupto qualcuno), per poprio profitto, arreca danno, talvolta anche gratuito.
In parole povere il classico parassita che, senza la preda a cui succhiare il sangue, non potrebbe sopravvivere.
Colui che, dopo ave succhiato a bella posta il sangue all'inerme animaletto, se ne va, schifandolo pure, a cercare situazioni migliori.
Colui che, vero zerbino, è carogna con le persone corrette e avanzo di sterco con quelle della sua stessa risma.
Avere a che fare con anche solo uno di questi stronzi... è mortale, ti togli la pelle di dosso è... è... più faticoso che lavorare sotto il sole cocente di luglio.
Si distinguono due categorie di stronzi sempiternamente galleggianti:
- Il vanaglorioso
- Il "piangina"
Il primo è supponente, saccente, pieno di sè e convinto di essere lui il vero perno del globo terracqueo.
Il secondo, di contro, è colui che, costantemente, si dipinge come vittima del mondo abitato e non.
Tutti ce l'hanno con lui, tutti lo odiano SENZA MOTIVO, perchè lui è buono, onesto, gentile e sempre pronto.
E' colui che... beati gli altri, che sono sempre più fortunati.
Ma anche lui, al momento giusto, ti sodomizza senza neppure pensatci un istante, anzi, adducendo a propria discolpa che... tanto tu sei più forte di lui, hai le spalle larghe e quindi ti riprenderai in fretta.
Tra i due è il "piangina" che ottiene i vantaggi più immediati: il suo essere apparentemente innocuo lo aiuta.
E poi, tutti lì, li vedi che galleggiano come i tronchi degli alberi svedesi dell'Ikea, reasportati dalla corrente della vita.
No, dico, basta, non si può cambiare giostra?
Non esiste un prodotto per stirpare la mala pianta?
No, perchè, lo si dica pure, sono oltremodo numerosi gli stronzi sempiternamente galleggianti.
Che se la mamma dei cretini è sempre incinta... anche la mamma degli stronzi... non fa altro che trombare!!
Una pillola anticoncezionale? Una abortiva? Chiudere a queste mamme le tube?
Lobotomizzare il bebè appena emette il primo vagito?
A questo punto urge una soluzione, anche estrema!!!
Lo stronzo inquina l'aria, anche la tua, eliminalo!
Parola di donna Tinuzza
mercoledì, 04 giugno 2008
VADEMECUM del PERFETTO PANIFICATORE
Breve nota introduttiva
Tutto le indicazioni contenute nel presente libello sono state estrapolate dall’opera omnia delle famosissime (?) SORELLE SIMILI (parenti dei Gemelli Diversi?).
Mi sembra quindi deontologicamente corrette tributare loro il merito del PANE TOSCANO CASERECCIO.
E’ pane toscano, quindi SCIOCCO!!!
Se si può aggiungere sale all’impasto? Non saprei: io. Io, questione di gusto, si badi bene, amo il pane sciocco.
Provare, se si desidera il pane più saporito, poi riferire: consigli e suggerimenti sono sempre bene accetti.
Quindi... rimboccarsi le maniche e al lavoro!
La pasta acida: il rinfresco
Facciamo un passo indietro, qualora si volesse realizzare la pasta acida partendo dallo zero assoluto:
- 100 g di farina (meglio 00 o manitoba, sono entrambe leggere e favoriscono la lievitazione)
- 50 g di acqua
- 1 cucchiaio di miele.
Impastare e riporre in un contenitore chiuso (chiusura NON ermetica, altrimenti col cavolo che passa l’aria e passano le spore!!).
Lasciare nel contenitore per 48, trascorse le quali dovreste aver ottenuto una pasta morbida, alveolata e dal sapore inequivocabilmente sgradevole, acido, per l’appunto.
Passiamo ora al RINFRESCO
- Per ogni 100 g. di pasta acida
- 100 g. di farina e
- 50 g. di acqua
Il pane toscano casereccio
- 300 g. di pasta acida
- 900 g. di farina
- 450 g. acqua
Rinfrescare la pasta acida con 300 g. di farina
150 d’ acqua
Impastare il tutto e lasciare riposare per 3 o 4 ore
Rompere l’impasto e aggiungere 300 g acqua
600 g farina (io a questo punto uso quella di semola)
Impastare ENERGICAMENTE e lasciare lievitare per 10, massimo 12 ore.
Ho provato a superare le 12 ore di lievitazione, ma il risultato non è stato quello atteso: più che un pagnottone di toscano è uscita una ciabatta.
COTTURA: a forno caldo 200° infornare e lasciare cuocere per 10 minuti. Abbassare la temeratura a 180° e proseguire la cottura per altri 20 o 25 minuti.
Che dire...... BUON APPETITO
sabato, 17 maggio 2008
La pasta madre
Come promesso, dopo la prova del nove, posto la ricetta della pasta madre.
Non è una mia invenzione, l'ho mutuata da una ricetta delle SORELLE SIMILI, a quanto pare dei guru della cucina, visto che in ogni blog che visito ci sono almeno un paio di loro ricette.
Bando alle ciance, posto subito la ricetta.
Anticipo una cosa: per rispettare il discorso fatto nel post precedente, "Il tempo delle cose", non scriverò subito la ricetta del pane. Pazientare!!!
E' facile che subito la pasta madre non venga, insomma, che l'impasto non acidifichi...
e comunque anche nell'ipotesi migliore occorre RISPETTARE I
SUOI TEMPI.
Quindi, un passo alla volta e al lavoro.
- 200 g di farina
- 100 g di acqua
- 1 cucchiaio di miele
- 1 cucchiaio d'olio
Impastare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Mettere la "palletta" ottenuta dentro un recipiente con coperchio e chiudere.
LASCIARE COSì PER 48 ORE
Trascorse le 48 ore la pasta deve aver assunto un odore rancido e deve avere una consistenza MORBIDA E TUTTA ALVEOLATA.
Se ciò non è accaduto allora provvedete comunque al RINFRESCO
RINFRESCO
Per ogni 100 g di pasta acida/madre
100 g di farina
50 g d'acqua
Mescolate e ripetete il precedente procedimento.
La pasta va rinfrescata ohni 2/3 giorni, se la tenete a temperatura ambiente
ogni 4/5 se la tenete in frigorifero.
Buon lavoro e buona fortuna
Donna Tinuzza
sabato, 10 maggio 2008
Sono un bel po' di giorni che non posto più nulla sul blog, ma non sono stata in letargo.
Anzi, ho sperimentato.
Dopo svariati tentativi SEMBRA che mi sia riuscita la pasta acida, il lievito naturale, tanto per intenderci.
Dico SEMBRA e, per ora, non posto alcun suggerimento, perchè in questo momento si sta effettuando la priva del NOVE.
Ho fatto il pane e sta lievitando. O così dovrebbe essere.
Spero.
Ammetto che la pasta acida non sostituisce la comodità del cubetto di lievito di birra e via, anzi, semmai complica e non poco la vita.
Però, il sapore è tutta un'altra cosa, lo garantisco.
E non sole. Anche la digeribilità del prodotto è tutta un'altra cosa!
La livitazione col lievito di birra (Dio lo benedica sempre, comunque), è molto, troppo rapida, e questo può creare problemi di digestione.
E poi... mi era preso 'sto trip e quindi... grembiulone indossato (io ne ho uno troppo bello, con gli orsetti in rilievo, che mi ha regalato la mia cuginetta Betti)... mani in pasta e via.
Il fatto è che, almeno per me, il pane fatto in casa (livito di birra o no), non è solo una questione di sapore, risparmio (e c'è rispario, lo posso garantire, anche utilizzando la macchina per il pane), ma anche un recuperare tempi un po' più autentici.
Il tempo delle cose, come è sempre stato.
Difficile per me che, nata nel '71, il pane fatto in casa era un qualcosa legato alle vacanze in montagna, quado la nonna Rina, acceso il forno a legna del paese, quello del "Bragolo", infornava splendide e profumatissime pagnotte.
Del pane io ho il ridordo del profumo della michetta al mattino, quando col grembiule bianco, andavo a scuola (le elementari, tanto per intederci).
Il pane? e' sempre stato un qualcosa da acquistare, dal panettiere, ovviamente.
E' stato uno dei miei primi prodotti d'acquisto. Mia mamma mi dava i soldi e io comperavo il pane, riportando il resto a casa.
Poi a merenda... michetta con la marmellata o il gorgonzola (io lo chiamavo gongo-rzola).
Ma anche allora, differenti rispetto ad adesso, c'erano dei tempi: al mattino si acquistava le michette che venivano mangiate e consumate nel corso della giornata.
Al limite avanzava una michetta che papà, la mattina successiva, mangiava col latte.
Il giorno dopo... lo stesso risto: acquisto, consumo.
Non esistevano i supermercati col pane avvolto in pellicole trasparenti, che non profuma, e diciamocelo!!!
O al baguette precotta che, trascorse poche ore, può essere utilizzatata come clava.
E non esisteva neppurew il rito del CONGELO IL PANE, SCONGELO IL PANE AL MICRONDE, magari a distanza di due settimane.
Il pane era qualcosa di quiìotidiano... un po' come il versetto del "Padre nostro": "Dacci oggi il pane QUOTIDIANO", cioè di tutti i giorni.
Adesso NO.
Farlo in casa, lavorarlo con le mani, conservarlo in un cestino (quindi per un tempo limitato), affettarlo, percepirne l'aroma, sì, il profumino del pane che sviluppa l'acquolina in bocca, tostarlo, cospargelo di marmellata, quella che la mia mamma confeziona in casa.... INIZIARE LA GIORNATA CON GESTI CHE RICHIEDONO DEL TEMPO.
Il tempo delle cose.
Perchè ogni cosa ha un suo tempo.
E ora come ora, la sensazione è quella che si sia persa la consapevolezza del tempo delle cose, ergo, deell'attesa.
L'attesa, vista come qualcosa di negativo, una perdita di tempo, perchè c'è da correre, da produrre (cosa poi, visto che di finito noi non vediamo nulla e poi produrre... comperiamo già tutto fatto)....
E' bellissimo attendere il pane.
Attendere che lieviti e poi infornarlo.
E poi di nuovo attendere che cuocia, mentre. a poco a poco, prima la cucina, poi la casa tutta, si riempie del suo inconfondibile profumo, quello che chiamo il profumo dell'indispensabile.
Anche con la macchina per fare il pane, non si creda.
Certo, non c'è il pacere del contatto delle mani con la farina, l'acqua... che a poco a poco creano la loro straodinaria alchimia, si fondono e divetano un tutt'uno.
Non c'è l'attesa della lievitazione: l'occhio indiscreto e impaziente che sbircia sotto il tovagliolo per vedere a che punto si è. E l'attesa somiglia tanto alla gravidanza, quando si aspetta che, in pancia, il bimbo cresca.
E poi il forno....
Ma il profumo è il medesimo. Lo giuro.
E la sorpresa e la gioia, quando lo si estrare dalla macchina del pane sono simili alle emozioni provate quando si sforna.
Per non farmi mancare nulla... io faccio entrambi.
PROMESSO: se il livito naturale funziona, posto la ricetta.
Parola di donna Tinuzza.